Adiconsum (associazione di tutela dei consumatori) ha contribuito all’elaborazione delle proposte trasmesse dall’Isvap al Ministero.

Tra le proposte che ci riguardano da vicino, la Facilitazione e implementazione del risarcimento in forma specifica, che in altre parole vuol dire ripristinare l’obbligatorietà dell’indennizzo diretto per poter costringere i danneggiati a riparare le loro automobili presso le carrozzerie delle assicurazioni (Carrozzerie “Convenzionate”)

Le Confederazioni CNA e Confartigianato sono al corrente di questo imminente rischio per gli Artigiani Indipendenti ?

Gli Artigiani Carrozzieri indipendenti chiedono AIUTO alle Confederazioni, perchè sia mantenuta la libertà di scelta del riparatore, e siano rispettate le Sentenze che indicano FACOLTATIVO l’indennizzo diretto

Entriamo nello specifico con le varie pubblicazioni:

testo dell’Avv. Massimo Perrini dell’UNARCA

Ci Risiamo

L’Ania ha aperto per prima il coro delle lamentazioni.
Ha fatto seguito il contro canto della compagnia di giro dei consumeristi de noantri, gratificati – senza verifica alcuna della loro effettiva rappresentatività – del diritto di rappresentanza dei “consumatori”. Una volta si sarebbero chiamati sindacati gialli.
E’ intervenuta infine l’Isvap che appone alla vicenda il proprio autorevole sigillo di presunta terzietà tra le parti “contrapposte”. E al Governo di turno tocca infine intervenire per eseguire i desiderata delle “parti sociali” magari facendo ulteriori danni di propria iniziativa.
L’ultimo passaggio della vicenda che va in scena in questi giorni è noto: l’Isvap, organismo di vigilanza sulle assicurazioni, diretto da un ex amministratore delegato di primaria compagnia, proseguendo nel ruolo di sponda istituzionale dell’Ania, ruolo che ricopre fin dai tempi della vicenda delle sanzioni Antitrust, ha inviato una “segnalazione” natalizia a Parlamento e Governo, con l’invito ad intervenire sulla disastrata normativa RC auto.
Sono state richieste in particolare modifiche normative che avrebbero come unico effetto la contrazione dei risarcimenti per i danneggiati. E il Governo si appresta a rispondere.
L’iniziativa partita dai piani alti della sede Isvap di via del Quirinale ad alcuni è parsa dettata da stringenti esigenze di visibilità per un organismo la cui esistenza è da anni in bilico; ad altri è parsa una mossa imposta dalla necessità di arrivare prima che l’Antitrust termini la propria indagine sulla RC auto, le cui conclusioni non si annunciano tenere per le imprese.

 

Il “pacchetto”.

Il “pacchetto” preparato dall’Isvap, oltre a comprendere proposte generiche e del tutto prive di fondamento giuridico, riprende il tentativo di arrivare a stabilire per legge il valore delle invalidità dal 10 al 100%, con l’evidente scopo di ridurre il livello dei risarcimenti oggi elaborato dalla giurisprudenza.
Inoltre, ammantato da presunte logiche moralizzatrici, viene attuato un tentativo di ridurre ulteriormente i già esigui risarcimenti erogati per le micro permanenti.
Un duro colpo è in arrivo poi per le imprese del settore delle autoriparazioni atteso l’intendimento preannunciato dall’Isvap di lasciare mano libera alle compagnie sul delicato tema del risarcimento in forma specifica; e questo viene fatto tentando di battere in corsa l’Antitrust prima che questi possa terminare la propria indagine conoscitiva sull’RC auto, le cui conclusioni sul punto non potranno che essere diametralmente opposte ai desiderata delle imprese di assicurazione e del loro organo di “vigilanza”.

Il “feticcio”: ripristino della obbligatorietà del risarcimento diretto.

Prima di formulare le proprie proposte, l’Isvap porge il rituale omaggio al “feticcio” del risarcimento diretto, richiedendo il ripristino della sua “obbligatorietà”. Pur di non riconoscere gli sbagli fatti, si preferisce perseverare nell’errore!
A quasi due anni dalla pronuncia 180/2009 della Corte Costituzionale e dopo tre inutili tentativi di reintrodurne in parlamento la obbligatorietà, evidentemente c’è chi non si rassegna.
Eppure la Corte Costituzionale sulla “obbligatorietà” è stata lapidaria: “Pertanto, non è l’obbligatorietà del sistema di risarcimento diretto che impone le condizioni di un mercato concorrenziale, bensì la ricerca, da parte delle compagnie, della competitività con l’offerta di migliori servizi, e l’incentivo dei clienti non solo ad accettare quella determinata offerta contrattuale, ma a ricorrere al meccanismo, ove ve ne sia bisogno, del risarcimento diretto, come il più conveniente, ferma restando la possibilità di opzione per l’azione di responsabilità tradizionale, e per l’azione diretta contro l’assicuratore del responsabile civile.”
E’ politicamente grave che una autorità di settore ritenga pervicacemente di non adeguarsi alle indicazioni della Corte Costituzionale, ma è ancor più grave che nessuno faccia presente a chi tale autorità rappresenta, che un tale comportamento fa sorgere un evidente problema di permanenza nel ruolo.

Il risarcimento in forma specifica.

Qui il senso del gioco politico è scopertissimo. Dice l’Isvap di essere contraria alla introduzione di norme volte a introdurre un obbligo di risarcimento in forma specifica in ambito RC auto, vale a dire alla introduzione dell’obbligo per i danneggiati di riparare le auto, magari esclusivamente presso le imprese di riparazione indicate dalle compagnie. Ma un obbligo normativo di tal fatta non avrebbe nessun fondamento giuridico e non reggerebbe davanti al primo giudice di merito ove venisse sollevata la questione. Non si sentiva il bisogno di alcun intervento dell’Isvap in tal senso.
Dove invece ci sarebbe stato bisogno di chiarezza, vale a dire nella introduzione di norme chiare che non consentano al cartello monopolistico dei quattro principali gruppi assicurativi di obbligare di fatto i danneggiati a contrarre polizze che prevedono esclusivamente il risarcimento in forma specifica, ebbene qui l’Istituto di Vigilanza ovviamente … non concorda.
L’effetto distorsivo per la concorrenza nel mercato delle imprese di autoriparazioni di simili politiche assicurative appare evidente; altrettanto drammatici sarebbero gli effetti per il livelli occupazionali, a prescindere poi dagli evidenti problemi per la qualità del servizio di riparazione dei veicoli che verrebbe erogato di fatto in monopolio, essendo intuitivo che l’assicuratore debitore ha l’esclusivo interesse a ridurre i costi di riparazione a proprio carico.
Di tutte queste problematiche l’Antitrust, l’altra autorità che attualmente sta conducendo una propria indagine sulla materia della RC auto, ha avuto invece piena consapevolezza come risulta dalle opinioni espresse dal suo Presidente in una recente audizione parlamentare. Opinioni opposte a quelle Isvap.

Le frodi.

In tema di frodi, è legittimo il sospetto che queste in realtà siano l’ultimo alibi per la inefficienza del sistema, dal momento che la reale entità dei fenomeni fraudolenti appare misteriosa. Per poter parlare di frode, che costituisce evidentemente un reato, occorre o una pronuncia della magistratura o quantomeno ai fini statistici, che venga aperto un procedimento penale. Tuttavia nessuno, neanche l’Isvap, ha mai fornito i dati relativi a condanne o procedimenti penali pendenti ed appare grave che nella propria segnalazione natalizia l’autorità permetta che vengano avvallati dati di fonte Ania, peraltro definiti dallo stesso Isvap “frutto di una stima” ricavati perfino da episodi “collegati a fatti non denunciati per mancanza di prove”.
Nessuna riflessione arriva invece dall’Isvap su quanto recentemente osservato in sede parlamentare, vale a dire che è proprio il meccanismo del risarcimento diretto ad apparire atto a favorire le frodi, sia per la mancanza di controllo da parte dell’impresa che gestisce e paga il sinistro sull’operato del terzo presunto responsabile, sia perché le imprese di assicurazione “non sono stimolate a denunciare i casi di frode, potendo contare sulla restituzione, da parte della Stanza di compensazione gestita dalla Consap, di un importo equivalente alla media dei costi dei sinistri, che risulta, in molti casi, superiore all’indennizzo diretto corrisposto agli assicurati”.
Quanto alla istituenda Agenzia Antifrode, su cui l’ente di vigilanza esprime le proprie valutazioni. la paternità dell’iniziativa non è certo ascrivibile all’Isvap, ma al lavoro bipartisan svolto fin dal 2009 nella Commissione Finanze della Camera. Si tratta comunque di una iniziativa che, al di la delle lodevoli e sacrosante intenzioni di chi la ha proposta, e sempre che non si blocchi nelle secche parlamentari, rischia di divenire l’ennesimo carrozzone italiano.

Ulteriori dilazioni dei termini risarcitori.

Prendendo spunto dal tema delle frodi, l’Isvap, dopo aver chiarito che i sessanta giorni attualmente previsti per la formulazione dell’offerta risarcitoria appaiono congrui anche per effettuare eventuali accertamenti sulla natura del sinistro, ritiene opportuno richiedere a detrimento del danneggiato la introduzione di una nuova ipotesi di sospensione dei termini liquidativi.
Viene ipotizzata la modifica dell’art 148 Cod. Ass. e dell’art. 8 del D.P.R. n.254/2006 in tema di risarcimento diretto, “prevedendo la sospensione, per un numero limitato di giorni (trenta), dei termini per la formulazione dell’offerta in presenza di significativi elementi che facciano ritenere il sinistro in “fumus”di frode.”
Si tratta evidentemente di ragioni assolutamente generiche e indeterminate; affinché il ricorso a tale eccezione non diventi nella prassi un espediente dilatorio (o intimidatorio), dovrebbe essere previsto per la compagnia che abbia invocato tale ragione di sospensione l’obbligo di provvedere ad incaricare un accertatore, qualificato ai sensi di legge, per lo svolgimento di attività investigativa.

Altri “obblighi” per il danneggiato.

Altra “perla” foriera di moltiplicazione di costi e di contenzioso è l’auspicata introduzione della impossibilità di eseguire le riparazioni del veicolo danneggiato prima del decorso del termine di otto giorni da … non si sa bene cosa.
Una simile norma appare inutile, poiché priva di ogni possibile sanzione; difatti non è certo ipotizzabile la perdita del diritto al risarcimento ne tantomeno la improcedibilità della eventuale domanda giudiziale per mancata messa a disposizione del veicolo ante riparazione.
Al contrario, in una perversa eterogenesi dei fini, tale norma se introdotta non potrà che incrementare gli interventi di legali e patrocinatori al fine di fornire al danneggiato la certezza di ottenere una perizia in tempi ragionevoli.
Inoltre concorrerà, con beneficio per le attività imprenditoriali di autonoleggio, ad aumentare significativamente i costi dei sinistri poiché otto giorni lavorativi significano almeno dieci giorni di calendario, se non dodici, e per tale periodo chiunque avrà titolo, anche alla luce della giurisprudenza in tema di fermo tecnico per richiedere legittimamente ulteriori somme a titolo di ristoro di ulteriori danni indiretti.

Le tabelle delle macro lesioni.

Nessuno, in particolare gli autonominati rappresentanti di alcune associazioni dei consumeristi, può far finta di non capire ciò che Ania e isvap dicono chiaramente. Proprio come è accaduto per le micro permanenti, l’intendimento è quello di ridurre l’ammontare dei risarcimenti o, più elegantemente, di diminuire il “costo dei sinistri”. Nulla di nuovo sotto il sole fin da quando nel 1992 venne approvata la legge Amabile, dal nome del senatore proprietario della poi fallita Tirrena, legge poi rimandata al Parlamento dal Presidente Cossiga.

Le micro lesioni.

Sul punto la confusione è totale. La richiesta Ania di considerare “in franchigia” i danni fino al 3% è poco più che una boutade, dal momento che la RC auto obbligatoria opera in un quadro normativo regolato dall’art 1917 del codice civile. E in un simile quadro i danni o ci sono, e allora si risarciscono, oppure non ci sono, e solo in tal caso evidentemente non vanno pagati.
La soluzione dell’Isvap è originale: se i danni ci sono, per non pagarli, bisogna che non siano più valutabili.
Ma a questo si potrebbe arrivare solo modificando i barèmes medico legali, cosa che non è ovviamente possibile fare a mezzo di norme di legge, essendo i predetti barèmes criteri valutativi elaborati anche in sede sovranazionale della comunità scientifica medica, la quale è indipendente dalle esigenze delle imprese assicuratrici e del loro organismo di vigilanza.
Ed è per questo che, a seguito dalla legge 57/2001, si è provveduto nel 2003 a redigere a mezzo dpr del Ministero della Salute gli specifici parametri “legislativi” di valutazione della invalidità da far valere solo per la RC auto.
Questi parametri, redatti pur sempre da commissioni composte da medici legali, hanno comunque permesso alle imprese di ridurre il valore tabellare della distrazione del rachide, che è di questo che si parla, con conseguente minor esborso per gli assicuratori che, sensibilizzando la comunità scientifica medico legale, nel frattempo avevano pure ottenuto una ulteriore riduzione degli esborsi, mediante la ridefinizione dei criteri di riconoscimento della invalidità temporanea.
E’ evidente che il tentativo suggerito dall’Isvap va nel senso di una nuova revisione, in senso più restrittivo per i danneggiati, dei barèmes ministeriali emanati con DPR nel 2003, ma è ancora più evidente la difficile tenuta costituzionale di un simile tentativo in un quadro che già vede imminente l’esame da parte della Corte Costituzionale del complesso impianto risarcitorio della RC Auto, ridotto di fatto sempre più a un sistema indennitario.
Difatti il sistema previsto dall’art 139 Cod. Ass. per la liquidazione delle micro permanenti appare intollerabilmente discriminatorio per il leso da sinistro stradale a favore del quale sono previsti, a fronte della medesima tipologia di lesioni, risarcimenti ridotti rispetto a quelli che nel sistema della responsabilità civile vengono normalmente erogati a favore di abbia patito i medesimi danni dovuti però a fatto illecito differente dalla circolazione stradale.

La morte annunciata del bonus-malus.

Sono anni che le imprese si lamentano delle misure introdotte dal decreto Bersani che hanno talvolta permesso la portabilità su polizze diverse della classe di merito, introducendo pure la invarianza della stessa per il caso di sinistri con responsabilità paritaria.
Con la introduzione del risarcimento diretto, come ampiamente previsto e prevedibile, i sinistri, eccettuati ovviamente quelli non contestati, vengono di fatto liquidati tutti su basi concorsuali, impedendo la progressione della classe di merito in pejus.
Siccome neanche le più feroci operazioni di lobby sono riuscite a riportare lo status quo ante, allora ecco l’intervento “tecnico” dell’organismo di vigilanza.
Si vedrà cosa uscirà dalla testa di Giove; qualcuno sarà certo capace di proporre polizze con franchigia “obbligatoria”, il cui importo può essere adeguato annualmente con DPR, magari affidando la riscossione delle franchigie a qualche concessionaria pubblica a mezzo ganasce fiscali …

Tenere alta la vigilanza.

Per il momento occorre riconoscere che se sui temi della RC auto vi è una maggiore soglia di attenzione, anche trasversale in sede parlamentare e sociale, bisogna dire grazie al lavoro delle associazioni di artigiani e delle imprese di autoriparazione.
E’ difatti solo grazie a loro che negli ultimi due anni si sono evitate ben tre imboscate parlamentari tese a ridurre gli spazi di libertà delle imprese e, di conseguenza, dei danneggiati.
Oggi, dinanzi al gravissimo rischio per i diritti di danneggiati che queste proposte rappresentano, non è più lecito limitarsi a sperare nel loro lavoro.

FONTE

Blog di Stefano Mannacio che condivide e divulga l’editoriale dell’Avv. Massimo Perrini dell’UNARCA.

RCA : Ania e Isvap “concertano”, il Governo si agita. Aria di guai!

di Massimo Perrini

Cosa titolano i giornali:

Altro sull’argomento:

Romani: RC- Auto – Legge ingiusta subito. Siamo alle solite

Parleranno sulla stampa solo di Agenzia Antifrode. Perchè senza coinvolgere gli operatori del Settore? Con quali briciole? Con quale analisi delle esperienze internazionali? Guai a chi dice che non siamo interessati a questo problema perchè l’abbiato trattato quasi per primi con questo articolo e in quest’altro. In realtà, dietro ad una scusa mediatica, si chiede di entrare a gamba tesa nel mondo delle riparazioni, svilire i diritti dei danneggiati e, tanto per completare il disastroso quadro, senza ridurre i premi. Fregature imminenti in agguato per artigiani e patrocinatori da ANIA, ISVAP, CNCU (Adiconsum, Adusbef, Federconsumatori).

Adiconsum: facilitazione e implementazione del risarcimento in forma specifica

Ecco il programma di Adiconsum (con la gioia delle Compagnie) descritto nell’articolo su Help Consumatori:

– conservazione dell’obbligatorietà del risarcimento diretto
– facilitazione e implementazione del risarcimento in forma specifica
– maggiori regole sull’assegnazione delle piccolissime invalidità
– regolamentazione delle grandi invalidità
– maggiori controlli antifrode

Isvap scrive. ANIA chiama. Ministro Risponde. Adiconsum bussa alla porta. Pericolo!

L’ISVAP l’ha scritto, l’ANIA condivide, Adiconsum bussa alla porta che sarà aperta. Il solito giochino per inventarsi una finta dialettica dove tutti sono d’accordo a fare le scarpe a danneggiati, assicurati, patrocinatori e imprese artigiane.

Romani sarà probabilmente l’ennesimo ministro a far danni nel mondo della RC Auto (dopo Letta, Marzano, Bersani, Scajola). Da leggere il  comunicato Adiconsum che sostiene di aver contribuito ad elaborare le vantaggiose proposte, ma solo per le compagnie.  Un bell’inizio dell’anno. Attenzione al decreto milleproroghe!!!!! Attenzione massima.